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| − | == '''STORIELLE MAYA''' == | + | == '''STORIE DI GIGI CICERONE''' == |
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| − | ===='''Il Santo e il Guerriero'''====
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| − | C'era un guerriero che lanciava le sue frecce una ad una, instancabile e attento. Prima aveva cominciato a mirare gli oggetti fermi, poi con il tempo aveva appreso l'arte di mirare nel centro tutto ciò che si muoveva, lento, veloce, velocissimo. Il guerriero non era cattivo. Non uccideva e non feriva nessuno. Il suo intento era quello di acquisire l'esperienza, la conoscenza dei suoi limiti, delle sue capacità. Un giorno, un uomo vecchio si è fermato ad osservarlo. "Sei molto bravo". Lui non si era neppure fermato, solo un rapido sguardo per capire se era invidia o pura ammirazione. Ma il vecchio uomo sapeva dove arrivare. Passarono diversi giorni. Il tempo è un fattore fondamentale nella crescita. Bisogna saper aspettare. "Guerriero, tu sei bravo, ma le tue frecce un giorno finiranno. Cosa farai allora?". Questa volta il guerriero sentì una ferita nel cuore che gli fece vacillare la mano e offuscare lo sguardo. Ma era talmente bravo che prese nel centro lo stesso il suo bersaglio. Il dubbio che quel vecchio gli aveva dato gli aveva creato una pesantezza e una mancanza di determinazione, non un errore. Solo allora il guerriero parlò. "Perchè mi hai cambiato vecchio?". "Nessuno può restare lo stesso per sempre. Dopo la crescita c'è sempre l'evoluzione." Detto questo il vecchio se ne andò.
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| − | E da quel giorno il guerriero cambiò la sua strada
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| − | ===='''Il fiore e le rose'''====
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| − | C'era un fiore in un campo di un contadino. Lui coltivava rose e le rose erano belle. Il fiore era semplice e tutte le primavere appariva al contadino con il suo sorriso di benvenuto. Il contadino lo toglieva e la stagione passava. Ma tutte le primavere lui tornava, tutte le primavere lui lo salutava. Con il tempo il contadino fu mosso nel cuore da quel fiore e verso gli anni della sua vecchiaia, quando gli uomini più facilmente mostrano il proprio cuore, non seppe più reciderlo per lasciare le sue rose solitarie al cielo e al campo.
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| − | Un giorno una donna venne da lui. Cercava le rose, cercava le rose da tanto tempo. Una donna che viaggiava. Lui guardò la donna e gli chiese perchè voleva le rose.
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| − | Lei rispose "Mi hanno detto che hai le rose piu belle del mondo. Ne vorrei una da portare con me nel mio viaggio."
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| − | Il contadino la portò nel campo. "Ti regalerò una rosa, quella che tu vuoi. Ora puoi sceglierla".
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| − | La donna guardò la distesa di petali colorati, di boccioli profumati e poi senza alcun dubbio si diresse verso il fiore semplice.
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| − | "Posso prendere questo?". Lui la guardò e disse "Questa non è una rosa, questo è il mio amico fiore."
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| − | "E tu pensi che lui sarebbe infelice di essere donato a me?".
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| − | "No, sarebbe molto felice di essere donato a te."
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| − | Il contadino vide la donna partire con il suo amico fiore e quel giorno sentì le rose cantare.
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| − | ===='''Le formiche e le stelle'''====
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| − | In una radura al fresco c'era una donna china su se stessa che guardava per terra. Giunse un uomo da lontano ma lei non poteva scorgere quella piccola figura che si formava nel paesaggio. Guardava la terra.
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| − | Molte persone andavano in quel posto perchè era tranquillo e riposavano la mente e il cuore dalle fatiche che dovevano affrontare ogni giorno. La donna sembrava vivere li da sempre.
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| − | L'uomo si sedette di fianco a lei. Lei lo salutò con un sorriso e poi riprese a guardare la terra.
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| − | "Cosa guardi donna?"
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| − | "Guardo le formiche"
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| − | "E perchè le guardi?"
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| − | "Cerco di imparare a vivere dalle formiche"
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| − | "E' una cosa giusta, donna. Le formiche sanno che per vivere devono lottare, prendere il cibo e tornare a casa. E' una cosa giusta ma anche le stelle insegnano a vivere. Guarda le stelle da oggi in poi e impara a volare."
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| − | La donna lo guardò e salutandolo con un sorriso ritornò a casa.
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| − | Da quella sera guardò le stelle e dopo qualche tempo cominciò a volare.
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| − | ===='''Il Maestro del muro'''====
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| − | Un uomo batteva la testa contro un muro. Ogni giorno e ogni istante. Molti avevano cercato di dissuaderlo, di farlo ragionare, di fargli capire che il dolore che si procurava era inutile e troppo grande per il suo esistere umano. Ma nessuno riusciva a farlo ragionare.
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| − | La ragione è una componente secondaria in certe azioni.
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| − | I suoi cari, decisero di tenere una riunione per decidere cosa fare.
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| − | La madre ascoltò tutti e poi disse "aspetteremo un Maestro, un uomo saggio che possa liberarlo da questa ossessione".
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| − | Il fratello guardò la madre e scuotendo la testa rispose "qui non arriva nessun Maestro madre. La strada finisce molte miglia prima di questo posto. Andrò io a cercare il Maestro e lo porterò qui da noi."
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| − | Tutti concordarono e il ragazzo parti per il suo viaggio.
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| − | Giunse l'inverno, poi la primavera e l'estate seguita dall'autunno.
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| − | L'uomo batteva sempre la testa contro il muro e all'orizzonte non si scorgeva nè il fratello e neppure il Maestro.
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| − | Seguirono molti inverni e molte stagioni ma nulla accadeva di nuovo.
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| − | Un giorno, il sette novembre, l'uomo smise di battere la testa. Tutti si fermarono a guardarlo e nessuno osava parlare.
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| − | L'uomo li guardò tutti e poi disse. "cercavate un Maestro. Come fate a riconoscere un Maestro?"
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| − | La madre rispose "il maestro è un uomo saggio che conosce tutte le risposte"
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| − | "E quali sono le domande?"
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| − | Nessuno rispose.
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| − | "non potete capire dove sta un Maestro se non sapete porvi delle domande. Voi volete solo risposte ma nessuno di voi conosce le domande. Non cercate Maestri, cercate voi stessi"
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| − | Detto questo prese le sue scarpe e lasciò la casa.
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| − | ===='''Jalak e il Tesoro'''====
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| − | Jalak cercava la grande miniera. Ne aveva sentito parlare quando era ancora bambino, da un cercatore di tesori che era giungo fino al suo paese. Sapeva che era morto qualche anno dopo attraversando un fiume impetuoso e aveva deciso allora, in giovane età, che lui avrebbe proseguito la ricerca. Nessuno glielo aveva chiesto. Così dedicò la sua Vita a quella ricerca. Si diceva che fosse la più grande miniera nascosta tra le viscere della Terra, il tesoro che gli dei avevano lasciato agli uomini quando questi avevano cambiato il loro percorso, pensando che la ricchezza fosse più importante del cielo. Per questo avevano nascosto le gemme più preziose all'interno di una caverna, senza lasciare indicazioni per potervi accedere. Solo un monito: "chi avrà un cuore puro troverà l'immenso tesoro".
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| − | La Vita trascorre veloce quando le passioni ardono nel cuore degli uomini e Jalak era diventato vecchio. Un giorno si fermò sotto un albero per riposare e una foglia gli cadde sul braccio destro. Allora fu illuminato e scelse una strada che mai avrebbe fatto. Arrivò alle grandi cascate, si fermò a contemplarle nel loro splendore, belle e maestose. Fu in quel momento che scorse un passaggio e il cuore cominciò a tremare di gioia e stupore.
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| − | Attraversò il passaggio. Un lungo cunicolo scuro era di fronte al suo sguardo.
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| − | Con la convinzione e la certezza di chi sogna, camminò in silenzio e con profondo rispetto. Piano scorse una Luce meravigliosa, verde, rossa, azzurra, gialla. La luce del suo tesoro. Giunse così a trovare cosa cercava ma la sua felicità improvvisamente scomparve e il cuore cominciò a diventare pesante.
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| − | "Ora che ho il mio tesoro, cosa farò? diventerò certo ricco, potente. Potrò aiutare chi ha bisogno o forse costruire una fortezza enorme e vivere come un re. Potrò cambiare la mia Vita."
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| − | La sua Vita poteva finalmente cambiare e fu quel cambiamento che lo spaventò. Non era certo che sarebbe avvenuto nella giusta direzione. La sua mano tremava e il suo cuore soffriva. Raccolse con lo sguardo quella bellezza, il suo tesoro e tornò a casa. Jalak non era ancora pronto per il Tesoro.
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| − | ===='''Il fiume rosso'''====
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| − | Anoie camminava tutti i giorni su una strada impolverata che percorreva i confini tra le terre selvagge e i campi coltivati dai contadini.
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| − | Osservare quella differenza riempiva il suo cuore di poesia e di stupore. L'uomo riusciva a compiere meravigliose trasformazioni, con le gradazioni di colore, di forma e di profumi. Ma la terra selvaggia aveva la stessa bellezza, seppur differente. La strada era percorsa da molte persone tra cui alcuni cavalieri indomiti che giungevano per affrontare i pericoli del mondo sconosciuto. Anoie osservava sopratutto loro, con invidia per la loro luminosità e per la loro fiera potenza, ma mai nessuno si era fermato a parlare. C'era distanza tra il coraggio e la vita quotidiana di uomini come Anoie.
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| − | Un giorno sulla strada incontrò un cavaliere a piedi. L'aveva visto da lontano e il suo cuore cominciò a battere nel timore e nel desiderio di quell'incontro che sarebbe capitato dopo qualche istante.
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| − | Cosa avrebbe fatto Anoie incontrandolo? Forse doveva salutarlo, forse doveva solo proseguire senza disturbare il suo cammino.
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| − | Il cavaliere era ormai giunto a pochi passi dal suo procedere quando scorse dietro l'armatura, un viso da donna.
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| − | Anoie guardava incredulo e spaventato. Il cavaliere sorrise.
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| − | "Che il sole accompagni il tuo giorno giovane. Hai scorso altri cavalieri nel tuo cammino?"
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| − | Anoie annuì. Il cavaliere sorrise di nuovo.
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| − | "E dove è capitato questo?"
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| − | "Sulle sponde del fiume rosso. A tre miglia da qui."
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| − | "Cosa posso fare per ringraziarti?"
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| − | Anoie guardò gli occhi di quel cavaliere femmina e mille domande attraversarono la sua mente.
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| − | "Come si diventa cavalieri, mia signora?"
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| − | Il cavaliere rise.
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| − | "Si percorre la strada, come fai tu. Si combattono le tenebre e si vive del proprio coraggio.Come fai tu."
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| − | "Ma io non sono un cavaliere. E vorrei diventarlo."
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| − | "Allora prendi la spada e seguimi."
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| − | "E dove andiamo?"
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| − | "Non si sa...non c'è un posto dove andare"
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| − | Anoie guardò la strada, i campi e le terre selvagge.
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| − | "Io ho dove andare".
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| − | ===='''Torh della pianura di Algiz'''====
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| − | Nella pianura di Algiz, al calare dell'oscurità si potevano osservare numerosi fenomeni celesti. Se il cuore era puro e l'anima desiderosa di aiuto poteva apparire la Signora delle Stelle, coperta di veli bianchi, con la pelle trasparente e gli occhi pieni di luce. La Signora delle Stelle ascoltava i desideri e se vi era uno stato di benessere in questi poteva lasciare che accadessero. Un viandante giunse nella pianura ed era inverno. Il cielo era un manto vellutato pieno di brillanti luminosi. Desiderava diventare ricco, acquisire molto denaro e potere per soddisfare un immenso bisogno di beni. Si chiamava Torh e i suoi occhi erano scuri come la pelle arsa dal sole. La Signora delle Stelle apparve al viandante ed ascoltò la sua preghiera. Poi con un sorriso scomparve in quel cielo sconfinato.
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| − | Torh non divenne ricco ma con il duro lavoro riuscì ad accumulare denaro sufficiente per una Vita decorosa. Un giorno mentre guardava la sua casa si accorse che mancava qualcosa e decise di ritornare dalla signora delle stelle per chiedere una donna pura e con il cuore pieno di Amore per lui. La Signora gli apparve di nuovo, lo ascoltò e di nuovo scomparve tra i suoi veli vaporosi e trasparenti.
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| − | Torh non trovò una donna ma la sua casa divenne un porto per tutti quei viandanti che nell'andare verso le pianure selvagge del nuovo mondo passavano nei suoi confini in cerca di riparo e di conforto. La casa di Torh si riempì di quell' Amore che aveva sempre desiderato, delle visioni e delle parole dei sognatori che a lui giungevano.
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| − | Un giorno mentre fumava la sua pipa sulla veranda di casa sua giunse Ake, un giovane guerriero in cerca di patria. Torh gli parlò e Ake illuminato da quelle parole gli disse "Tu sei un Maestro. Le tue parole sono giuste come lance infuocate nella notte. Ogni bersaglio è colpito e la tua fermezza è lucida come lo scudo di un antico guerriero. Dovresti essere venerato ed amato, ascoltato da tutte le genti. Non vorresti tutto questo?". Un desiderio illuminò lo sguardo di Torh e il giorno dopo raggiunse la Signora delle Stelle.
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| − | "Dolce Signora, dai mille veli bianchi come la luna. Mai hai accolto i desideri che pur nella tua dolcezza hai ascoltato. Ora ti chiedo di diventare Maestro. Di essere guida per le genti e di essere venerato come un Signore degli Spiriti."
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| − | La Signora sorrise e aprì le sue braccia come a voler accogliere Torh e poi sparì di nuovo.
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| − | Torh non diventò un Maestro. I viandanti erano tanti. Molti andavano e alcuni tornavano a raccontare. Torh ascoltava ed imparava ed alla fine, quando capì che i suoi giorni erano giunti al termine, decise di andare per l'ultima volta ad Algiz.
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| − | Non desiderava nulla, solo di poter vedere la Signora delle Stelle.
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| − | Lei giunse nella sua luminosa bellezza, silenziosa e piena di quell'Amore che fa dimenticare ogni cosa.
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| − | Per la prima volta da che uomo si ricordi, lei parlò. "Cosa desideri amico Torh?"
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| − | "Desideravo parlarti. Io ho desiderato cose sbagliate e per fortuna tu non me le hai concesse. Perchè i desideri non erano giusti per la mia Vita. Volevo solo parlare con te, ascoltare la tua voce e accoglierla per la lunga notte che dovrò attraversare. Perchè mi guidi e mi porti verso la Luce."
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| − | La Signora delle Stelle aprì le sue braccia e Torh volò nel cielo, in alto, fino a quando mille luci erano intorno a lui, abbracciato dai mille veli della Signora, consolato dalla sua voce.
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| − | Quella notte Torh morì nel corpo e divenne una guida per i viandanti. Una piccola stella luminosa che segnava i confini delle terre selvagge.
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| − | ===='''Senala'''====
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| − | Senala era nata in una città lontana. NEssuno sapeva da dove venisse esattamente ma tutti sapevano che era pericoloso guardare i suoi occhi. Viveva isolata in una casa fuori dal paese. Ogni tanto qualche persona mossa dal buon cuore lasciava delle ceste di cibo fuori dal suo uscio.
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| − | Un giorno arrivò un uomo che si diceva fosse un conquistatore e sentì la storia di quella donna. Decise di andare a trovarla. Voleva vedere i suoi occhi.
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| − | Senala era chiusa in casa quando l'uomo bussò alla porta. Gli urlò di andare via ma l'uomo rimase. Passarono tre giorni e tre notti prima che la porta si aprisse. Quando l'uomo scorse Senala non vide altro che una donna.
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| − | Non un mostro con gli occhi di fuoco. Non una musa con gli occhi di ghiaccio.
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| − | "Perchè dicono che nessuno può guardare i tuoi occhi?"
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| − | "Perchè la gente per vivere ha bisogno di bugie e la Verità la trova solo chi la cerca"
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| − | L'uomo andò via senza passare per il paese e nessuno seppe più nulla di lui.
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| − | ===='''I sogni e i segni'''====
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| − | Paso era un ragazzo forte e i suoi genitori volevano che diventasse un grande guerriero. Avevano fatto molti sacrifici per lui e speravano che un giorno lui potesse cavalcare con la loro fierezza sulle terre selvagge che circondavano il mondo.
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| − | Paso non era d'accordo con la loro visione. Aveva altro nella sua testa. Cercava la conoscenza superiore. Cercava la forza del suo Spirito.
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| − | Un giorno decise di percorrere una strada. "Se incontro un uomo gli chiederò dove devo andare. Se lui è un Maestro me lo dirà senza battere ciglio".
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| − | La Vita a volte è più folle di un visionario e fu su quella strada che Paso incontrò un uomo con un lungo bastone ricurvo e nodoso.
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| − | "Percorri la tua strada fino a quando non ci saranno più pietre. In quel punto troverai un segno e capirai che cosa devi fare."
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| − | Senza pensarci due volte, Paso camminò su quella strada piena di polvere e pietre. Dopo qualche ora incontrò una donna.
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| − | Era molto bella. Aveva capelli lunghi, neri corvini. La pelle bianca. Vestiti vaporosi e freschi come il vento primaverile.
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| − | Ma Paso doveva camminare verso il suo segno e non si fermò.
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| − | "Dove vai giovane uomo?"
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| − | "Devo proseguire donna, non posso parlare con te"
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| − | "Io sono il tuo segno eppure non mi dai attenzione. Forse perchè sono una donna. Ma come fai a non capire?"
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| − | Paso osservò la strada. C'erano molte pietre sul quel selciato. Non poteva fermarsi e quindi non disse nulla e andò oltre.
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| − | Passarono due giorni e incontrò un vecchio mendicante.
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| − | "Dove vai giovane uomo? Dai qualcosa a un vecchio che muore di fame!"
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| − | "Non porto nulla con me vecchio. Devo proseguire e non posso fermarmi a parlare con te."
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| − | "Sono io che stai cercando stolto! Fermati perchè sei arrivato."
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| − | Paso guardò il vecchio. Era seduto su un grosso masso e molte pietre erano intorno a lui. Non poteva fermarsi e quindi andò oltre.
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| − | Passo un mese. Era un lungo viaggio ma le pietre erano sempre molte su quella strada.
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| − | Da lontano scorse la figura di un bambino che giocava con le pietre. Le lanciava e poi andava a riprenderle.
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| − | "Cosa fai bambino con queste pietre?"
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| − | "Gioco signore."
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| − | "E che gioco è? Me lo puoi spiegare?"
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| − | "E' il gioco della Vita. Se tu lanci una pietra e poi la riprendi, ti accorgi che sei sempre stato dove eri."
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| − | Paco capì e decise di tornare a casa.
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| − | ===='''La donna e il mare e la luna'''====
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| − | Era cosi che cominciava ogni sua giornata. Con un dilemma. Non era cattiva: di quelle donne ancora ragazze che scorgi nella folla silenziose e assenti. Impaurite della Vita eppur attratte e ci va un grande coraggio allora per vivere e sconfiggere l'eccesso di sensibilità che lede il proprio interiore. Doveva sconfiggere cosi il suo egoismo, il suo perbenismo superficiale come ogni cosa che ci è data dal sistema socio-culturale. E avendo attraversato il mare in tormenta questo poteva essere certamente piu semplice. Azioni di potatura quindi, doveva compiere, prima di interagire con il suo mondo emozionale e ripristinare, in un certo senso era solo quello che poteva essere il giusto senso dell'azione, il suo sistema intellettivo.
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| − | La donna aveva una bambina da consolare, il mare che le era diventato amico nella tormenta, una prigione, diverse guardie carceriere e la luna, che illuminava i suoi sogni e i suoi desideri, rendendoli ancora piu belli e irraggiungibili.
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| − | Un giorno decise di tornare a casa. Era un viaggio abbastanza lungo e si apriva di fronte al suo sguardo una salita interminabile. Lei era molto stanca ma sapeva che nonostante la mancanza di forze ce l'avrebbe fatta a finire quel salire.
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| − | Unico sbaglio fu quello di chiedere consiglio al mostro. I mostri non aiutano la comprensione tuttavia hanno una funzione importantissima. Quella di spaventare gli individui ai confini delle cose luminose e riportarli con grande paura verso il limite vitale delle esperienze. Si parla sempre cosi male dei mostri e questo invece era stato un mostro gentile e premuroso. Quasi materno nel suo modo di fare. E fu il mostro che nello spaventarla la portò a salire di corsa quel tratto di cammino. Lei non provò certo amore per quel mostro, tuttavia nel tempo ne capi la sua funzione e la sua strada divenne via via meno impervia.
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| − | E quando il tratto fu lineare, allora decise di tornare al mare e mostrare i suoi sogni e desideri alla luna. Il mare era rimasto suo amico. Allungava le onde sui suoi piedi stanchi e abbracciava la sua Anima sospirandole l'Amore. La luna guardava sorridendo la donna.
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| − | "Cosa mi hai portato donna? Qui non vi è nulla!"
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| − | La donna capi che non c'erano piu desideri e sogni da illuminare. Quindi si scusò con la Luna e le chiese perdono.
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| − | La luna allora illuminò il suo cuore e lei scopri quanto Amore c'era stato nel suo cammino nonostante il dolore. "Grazie luna". Le cose ora erano dentro di lei. Certe e raggiunte.
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| − | E quella notte si narra che la donna fu portata in mezzo al mare e le fu mostrato il mondo interiore.
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| − | E nessuno piu senti parlare di lei.
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Durante gli otto giorni di Vacanze di Branco si vivrà un'avventura ispirata al libro di Michael Ende "Momo".
Ogni giorno i lupetti incontreranno i vari personaggi della storia ed entreranno in relazione con le caratteristiche e quindi le tematiche dei tratti principali del carattere dei protagonisti stessi del racconto.